Il dolore di una vendita andata bene
Quando avevo 4 anni, i miei nonni comprarono un lotto di terra edificabile e ci costruirono due case: una per loro e una per loro figlio, la nuora e i due nipotini.
Sono case magnifiche, grandi, con spazio in abbondanza per feste e figli, un grande giardino e 2 garage.
Eppure avevano un grosso, terribile difetto; erano isolate ed era impossibile lasciarle senza mezzo di trasporto proprio.
Quando ero piccola odiavo vivere lì, volevo andare in un appartamento in uno dei quartieri della mia città, così avrei potuto finalmente uscire in bici, muovermi a piedi senza dipendere sempre dai miei genitori.
Fino a 15 sono stata isolata, alle dipendenze della voglia dei miei genitori di portarmi in giro (lo facevano, ma avevano bisogno di preavviso e dovevo stare ai loro comodi e ai loro orari), poi è arrivato il motorino e dopo la macchina.
Finalmente avevo la mia indipendenza.
Era comunque scomodo, terribilmente scomodo dover prendere la macchina per fare qualsiasi cosa.
È sabato pomeriggio e vuoi fare una torta? Peccato, non hai le uova e di sicuro non prendi la macchina per farti mezz'ora di strada tra andata e ritorno per comprare due stronzate, non ne vale la pena.
Sei sempre quello lontano a cui nessuno vuole dare un passaggio.
Ci metti tantissimo per andare ovunque, soprattutto al lavoro.
Sei soggetto al clima, di qualsiasi tipo. Tutta la mia famiglia è stata costretta a comprare macchine 4x4 per evitare di rimanere bloccati in inverno.
I costi di manutenzione sono esagerati e in aumento per una casa del '99.
Non fraintendetemi, i pregi di una casa del genere sono enormi: non ti inciampi mai con la tua famiglia se non vuoi, hai spazio per fare feste e ospitare i tuoi amici, c'è sempre silenzio e puoi a tua volta fare il casino che vuoi, nessun vicino che rompe i coglioni, hai sempre posto per parcheggiare, in estate è sempre fresco e ventilato, non c'è mai traffico.
Però quando andai via da casa dei miei per trasferirmi a Bologna provai sollievo. Finalmente potevo muovermi a piedi, in 3 minuti ero al supermercato, in 15 in centro, autobus presenti, la macchina la usavo (e la uso) pochissimo.
Ora guardo quelle case e penso a cosa hanno significato e a cosa significano tutt'ora.
Non c'è uno straccio di stabilità nella mia vita, non ho una casa fissa nè un lavoro stabile e benché meno prospettive future, l'unica certezza che ho è quella comoda scasa rosa in cima a una collina e quella affianco abitata dai miei nonni.
E verranno vendute.
Non subito, ma so che verranno vendute.
I miei nonni sono ogni anno più vecchi e, benché gli auguro altri 1000 anni, so che non sono eterni e so anche che, non appena moriranno, mia madre vorrà vendere le due case e trasferirsi in città.
La capisco: meno spese, meno fatica, meno sbattimenti a pulire. Ormai ha una grande casa vuota, io e mio fratello non ci siamo più, il primo piano è completamente chiuso, ora la vita dei miei si giostra tra il piano terra e la tavernetta.
A che pro tenere una casa così?
Per i nipotini? Nipotini che non arriveranno e che, comunque, possono essere gestiti con un trilocale o, al massimo, quadrilocale in un adorabile quartiere residenziale.
I miei genitori stanno invecchiando anche loro, non gli si può chiedere di continuare per sempre a gestire una casa del genere.
Io e mio fratello non vogliamo più vivere lì, non possiamo nemmeno permettercelo a dirla tutta.
Razionalmente vendere quella casa è l'unica cosa possibile.
Eppure.
Eppure quando verrà venduta sarà devastante.
La mia casa, l'unica certezza che ho adesso, il mio nido per tanti anni, la mia oasi sicura quando il resto andava una merda non ci sarà più.
Quella casa che ha custodito gioie e dolori, che mi ha visto imparare a leggere e mi ha vista laureare, che mi ha visto crescere verrà data a un'altra famiglia.
Io c'ero quando è stata costruita e so che la perderò.
E fa male, da morire.
Perderò il mio nido e chissà quanti ricordi.
Vendere quella casa è un dolore a cui non sono pronta.
Eppure avevano un grosso, terribile difetto; erano isolate ed era impossibile lasciarle senza mezzo di trasporto proprio.
Quando ero piccola odiavo vivere lì, volevo andare in un appartamento in uno dei quartieri della mia città, così avrei potuto finalmente uscire in bici, muovermi a piedi senza dipendere sempre dai miei genitori.
Fino a 15 sono stata isolata, alle dipendenze della voglia dei miei genitori di portarmi in giro (lo facevano, ma avevano bisogno di preavviso e dovevo stare ai loro comodi e ai loro orari), poi è arrivato il motorino e dopo la macchina.
Finalmente avevo la mia indipendenza.
Era comunque scomodo, terribilmente scomodo dover prendere la macchina per fare qualsiasi cosa.
È sabato pomeriggio e vuoi fare una torta? Peccato, non hai le uova e di sicuro non prendi la macchina per farti mezz'ora di strada tra andata e ritorno per comprare due stronzate, non ne vale la pena.
Sei sempre quello lontano a cui nessuno vuole dare un passaggio.
Ci metti tantissimo per andare ovunque, soprattutto al lavoro.
Sei soggetto al clima, di qualsiasi tipo. Tutta la mia famiglia è stata costretta a comprare macchine 4x4 per evitare di rimanere bloccati in inverno.
I costi di manutenzione sono esagerati e in aumento per una casa del '99.
Non fraintendetemi, i pregi di una casa del genere sono enormi: non ti inciampi mai con la tua famiglia se non vuoi, hai spazio per fare feste e ospitare i tuoi amici, c'è sempre silenzio e puoi a tua volta fare il casino che vuoi, nessun vicino che rompe i coglioni, hai sempre posto per parcheggiare, in estate è sempre fresco e ventilato, non c'è mai traffico.
Però quando andai via da casa dei miei per trasferirmi a Bologna provai sollievo. Finalmente potevo muovermi a piedi, in 3 minuti ero al supermercato, in 15 in centro, autobus presenti, la macchina la usavo (e la uso) pochissimo.
Ora guardo quelle case e penso a cosa hanno significato e a cosa significano tutt'ora.
Non c'è uno straccio di stabilità nella mia vita, non ho una casa fissa nè un lavoro stabile e benché meno prospettive future, l'unica certezza che ho è quella comoda scasa rosa in cima a una collina e quella affianco abitata dai miei nonni.
E verranno vendute.
Non subito, ma so che verranno vendute.
I miei nonni sono ogni anno più vecchi e, benché gli auguro altri 1000 anni, so che non sono eterni e so anche che, non appena moriranno, mia madre vorrà vendere le due case e trasferirsi in città.
La capisco: meno spese, meno fatica, meno sbattimenti a pulire. Ormai ha una grande casa vuota, io e mio fratello non ci siamo più, il primo piano è completamente chiuso, ora la vita dei miei si giostra tra il piano terra e la tavernetta.
A che pro tenere una casa così?
Per i nipotini? Nipotini che non arriveranno e che, comunque, possono essere gestiti con un trilocale o, al massimo, quadrilocale in un adorabile quartiere residenziale.
I miei genitori stanno invecchiando anche loro, non gli si può chiedere di continuare per sempre a gestire una casa del genere.
Io e mio fratello non vogliamo più vivere lì, non possiamo nemmeno permettercelo a dirla tutta.
Razionalmente vendere quella casa è l'unica cosa possibile.
Eppure.
Eppure quando verrà venduta sarà devastante.
La mia casa, l'unica certezza che ho adesso, il mio nido per tanti anni, la mia oasi sicura quando il resto andava una merda non ci sarà più.
Quella casa che ha custodito gioie e dolori, che mi ha visto imparare a leggere e mi ha vista laureare, che mi ha visto crescere verrà data a un'altra famiglia.
Io c'ero quando è stata costruita e so che la perderò.
E fa male, da morire.
Perderò il mio nido e chissà quanti ricordi.
Vendere quella casa è un dolore a cui non sono pronta.

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